Kiian
02-12-2010

Luci, colori, azione. It's Christmas time!

di Sara Fevola

Eccessivo, teatrale, eclatante. Meraviglioso. Durante il periodo delle feste le città si vestono di luci e installazioni di visual communication spettacolari. O almeno, dovrebbe essere così...

Quante volte siamo rimasti con il naso all'insù nel vedere le luminarie di Natale in città? Strade solitamente fredde e anonime acqusitano tutto d'un colpo una personalità, vestendosi di allegria e invitando alla partecipazione generale al momento festoso. Negozi, punti vedita, vetrine diventano teatro di eccessi creativi. I visual merchandiser si scatenano in scenografie complicate, nelle quali diventa persono difficile, a volte, scoprire quali siano i prodotti in vendita. A questo noi cittadini siamo sempre stati abituati. Questo aspettiamo, in cuor nostro. Facendo finta che il periodo delle feste sia un momento stressante. Ma sempre disposti a lasciarci incantare. Quest'anno, invece,  sembra che anche l'eclettica Milano si sia decisamente defilata nel manifestare il consueto brio.

Meno male che questi sono i giorni di inaugurazione di Led - Light Design Exhibition, il festival dedicato alla luce creativa e d'artista che si impegna a illuminare e rivestire di design luoghi comuni del capoluogo lombardo. Piazze, facciate di palazzi, i navigli e molto altro non aspettano altro che far bella mostra di quanto la mente geniale di studenti e professionisti del light design hanno ideato per rederli più belli, accattivanti, intimi o sfrontati.

Piazza Cadorna, con la famosa scultura dell'ago ne è un esempio. Una marea di micro lucine colorate è stata, infatti, avvolta a questo utensile così casalingo come è l'ago, seguendo il progetto della studentessa Ginevra Formaglio "Filo di Luce". Deturpato? Non ci sembra. Sobrio? Assolutamente. Non eccessivo ma semplicemente decorativo. Peccato che l'architetto Gae Aulenti non abbia apprezzato l'installazione che, a nostro parere, non toglie nulla alla serietà della piazza. Anzi, la sdogana simpaticamente e le rende onore offrendole una rinnovata visibilità visto che l'occhio umano dopo un certo tempo si abitua al permanente senza più vederlo.